
MAMMA GINA 04 W LA TELECOM
- Buongiorno, 187. Sono Francesco, in cosa
posso esserle utile? –
- Signor Francesco, senta, sono Gina, non so se posso rivolgermi
direttamente a lei, mio figlio mi ha detto che dovevo chiamare il
vostro numero per segnalare un guasto su questa linea e così ho
chiamato, ho fatto bene? –
- Certo, signora. Di quale guasto si tratta? –
- Mi chiami Gina. Signor Francesco, vede, io faccio la parrucchiera
e qualche mese fa ho avuto un problema coi piccioni. –
- Scusi? –
- Coi piccioni. Facevano il nido nella grondaia proprio sopra al
mio negozio e mi sporcavano tutta la tenda di cacche. Ogni mattina
dovevo aprire un’ora prima solo per pulire quella, e il marciapiede
pure, non le dico. Un manicomio… –
- Immagino. Continuo però a non capire cosa centriamo noi del 187
con i suoi piccioni, signora. –
- Gina. E, a parte il fatto che i piccioni non sono miei, adesso
glielo spiego. Ci stavo arrivando, lei non mi lascia parlare!...
–
- Le chiedo scusa, signora. –
- E dai! GI-NA. Non è difficile. Le dicevo? Ah, sì, dei piccioni.
Sono andata a comprare… ha presente quelle eliche di plastica, belle,
colorate, che le mettono anche sui gelati, però più grandi? Ne ho
comprate un paio, poi le ho attaccate con lo spago a una canna di
bambù. È lunga otto metri. L’ho messa a filo del muro, parte dal
marciapiede e arriva al tetto, da quei maledetti. Beh, non ha funzionato!
Nemmeno con due eliche lì davanti al becco, si sono spaventati!
–
- Signora, torno a ripeterle che noi del 187… –
- No, voi del 187 dovete aiutarmi, invece, perché stamattina i vostri
tecnici sono venuti a cambiare la centralina qua fuori e hanno incollato
i nuovi cavi del telefono alla mia canna. Siccome non è servita
proprio a niente, ora che la voglio togliere me lo dice come faccio?
Venga a vedere, se non ci crede!... –
- Dove abita… signora? –
- A Vercelli. –
- Ecco. Io abito a Trapani. –
- A Trapani? Oh, ma è una città bellissima! Beato lei. Conosce per
caso Giuseppe? È un militare amico di mio figlio. –
- Signora… qui a Trapani sono tutti militari, i ragazzi. –
- Mica vero. Lei no, per esempio. Fra l’altro, l’accento le si sente
appena. L’amico di mio figlio, come apre la bocca e dice… aspetti…
com’è che dice sempre? Ah, sì, dice “bastarda la naja”... –
- “Bastarda la naja”? Senta un po’, signora… Gina: questo Giuseppe
avrebbe gli occhi azzurri e i capelli biondi, anche? –
- Ma allora lo conosce! –
- Certo! Un siciliano biondo, con gli occhi verdi, che fa il militare
e dice “bastarda la naja”. –
- Azzurri, non verdi! –
- Sì, sì, come li preferisce. Sa che cosa le dico? Se lo faccia
tirare giù da Giuseppe, il suo spaventapasseri di otto metri, signora
Gina… con tutti i cavi e tutte le eliche del mondo! –
- Pronto?... Signor Francesco?... PRONTO?!!! –
- Mamma… ha chiuso. Ti ha sbattuto il telefono in faccia. –
- Che bastardo. Ed è tutta colpa tua! –
- Colpa mia?! –
- Certo. Si sentiva che ridevi, sai? Ecco perché ha pensato a uno
scherzo! –
- Ah, sì, come no? Una pazza che telefona al 187 dicendo di avere
messo una canna di otto metri sul muro, contro i picconi che cagano
dalla grondaia, ti sembra una cosa più che normale, vero? –
- E che cosa avrei dovuto fare, secondo te? Mettermi fuori con un
fucile? –
- Senti… lasciamo perdere. Cosa pensi sia meglio escogitare, a questo
punto? Richiami? O tagliamo i fili noi? –
- Non so. –
- Beh, scusa, deciditi. I rinforzi da Trapani mi sa che ce li possiamo
scordare. –
- … -
- Allora? –
- Allora ok. –
- “Ok”, cosa?!... –
- Tagliamo i fili. Però sulla scala sali tu. Io soffro le vertigini.
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