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23 Dicembre 2003
L'UNITÀ
FLAVIO GIURATO IL RITORNO
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«Non molto tempo fa, ho trovato nella casella
di posta elettronica un messaggio entusiastico dove, una
voce da fan, comunicava esattamente così: “Ciao a tutti,
volevo avvisarvi che Flavio Giurato ha vinto il Premio Ciampi
2003! Il merito è tutto di Flavio e del suo grande talento.
Ma un grazie sincero va a tutti voi che avete avuto voglia
di aiutarci in un progetto che solo pochi mesi fa sembrava
del tutto folle (cmq anche adesso....) a presto con qualche
informazione in più sulla prossima uscita del libro CD.
Andrea”.
Il cantautore Flavio Giurato, se non fosse che siamo amici
da molti anni, ci metterei un bel po’ a ricordarlo con chiarezza
assoluta, lui e la sua chitarra di marca ovation. Davvero,
faticherei a rimettere a fuoco il suo viso in pubblico,
le copertine dei suoi dischi, gli accordi e tutte le altre
sue utopie d’autore di canzoni. Non è vero, scherzo, ed
ecco che torna a piazzarsi subito nel presente della mia
memoria, come non si fosse mai mosso: è il 1981, in tv c’è
Carlo Massarini, con la sua trasmissione, “Mister Fantasy”.
Nella stessa inquadratura c’è anche un bel ragazzo alto,
l’aria del tipo di buona famiglia, lacoste blu, e sguardo
rivolto al mare di Ansedonia, Porto Ercole, e così via fino
a Orbetello, luoghi dove l’amore diventa verso, diario di
una certa estate romana. E’ proprio lui, Flavio Giurato,
che canta le canzoni del suo lp, “Il tuffatore”, uno dei
dischi più belli di quell’anno, di più, degli anni Ottanta
e oltre. Un disco, credo, prodotto da Paolo Giaccio. Ma
cos’è che rendeva la cifra di Giurato così straordinaria,
al punto da suggerire, oltre a un’immediata sensazione di
nostalgia, perfino un’aria di rivolta, un legame sentimentale
inossidabile con il suo immaginario?
Per cominciare, diciamo, la sua malinconia siderale. E poi,
l’impressione che Giurato fosse lì a incarnare una specie
di sentimentalismo civile, nel senso più rispettabile della
parola. Ma se citassi soltanto “Il tuffatore”, comunque
il suo lavoro più noto, farei torto alle fatiche successive,
a dischi come “Marco Polo”, un lp “difficile”, forse anche
“estremo”, segno che quando c’è da sperimentare Giurato
non si tira indietro.
E poi? Poi, c’è il presente. La certezza che per alcuni
Flavio Giurato non si è mai mosso dalla scena. Tanto che
una casa editrice di Milano, No Reply, ha deciso di dedicargli
un libro, un gruppo di scrittori “giuratiani” - fra gli
altri, Tiziano Scarpa - si sono ispirati ai suoi pezzi per
scrivere dei racconti. Anche il sottoscritto comunque, in
fatto di riconoscimenti, ha fatto la sua parte. Consegnandogli,
mesi fa, il premio Teledurruti, ispirato all’omonima trasmissione
situazionista. Lo ha vinto con “La Giulia bianca”, dedicata
a Pier Paolo Pasolini, ma anche un omaggio esplicito alle
immagini della sigla della trasmissione che lo ha rimesso
al mondo dei media, se è vero che un suo concerto in diretta
di qualche anno fa, proprio lì, a Teledurruti, resta un
piccolo must, peccato che il nastro che lo conteneva sia
andato distrutto durante un incendio. Peccato, davvero.
Fulvio Abbate
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