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Ingrandisci la copertina LE SEI GIORNI TRA GIRI DI PISTA E
GIRI DI POKER
Manuel Gandin
Prefazione: Gian Paolo Ormezzano

I seigiornisti sono zingari e dovendo fare lo zingaro è meglio non avere famiglia. Se non hai famiglia non ti vengono certe idee su quello che, per esempio, può fare tua moglie non potendo quasi mai dividere il letto con te.
Fausto Coppi


È la prova provata che i ciclisti sono tutti un po’ matti, matti col vento in faccia. Sei giorni e sei notti senza fermarsi su una pista. Era l’idea di una gara di resistenza o, diremmo oggi, di uno sport estremo: 144 ore in sella, la Sei Giorni ciclistica!
All’inizio del Novecento, sugli anelli di Parigi o New York, Berlino o Sydney, non c’era Paese che non ospitasse la gara più dura e spettacolare. La Sei Giorni si è sviluppata nel tempo tra miti ed eroi della pista, belle donne e affaristi, sponsor e scommesse, champagne misto a sudore. La Sei Giorni serviva ai pistard per allenare i polpacci e agli stradisti per preparare la stagione in vista dei grandi Giri. Poi, il lento declino di una manifestazione tra le più affascinanti ma che resiste ancora tra mille difficoltà. E chi l’ha vista almeno una volta, non la dimentica. E la rivorrebbe ancora…

Manuel Gandin

giornalista, si occupa (anche) di sport, suo eterno amore. Nel ciclismo, ha visto correre Gimondi e Merckx, Moser e Saronni, Hinault e Lemond, fino ai campioni odierni. Oltre ad aver seguito la Sei Giorni di Milano, che definisce “uno show paragonabile a un set di Cinecittà: realtà e finzione si uniscono come per magia, ma il sudore è tutto vero”.


LIBRO 120 PAGINE
Euro 12,00
In libreria da novembre 2013

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